La stanza continuava a girare: era entrato qualcuno, ma non riuscivo a capire chi fosse, la nausea stava aumentando sempre più e avrei vomitato da lì a poco!
"Ne abbiamo trovato un altro!" aveva detto, e si stava avvicinando ...pericolo...ero in pericolo? Ero vulnerabile e questo mi bastava!
Urlare? Impossibile! In realtà neanche pensare. L'unica cosa che feci fu sollevare il braccio e ri-scaraventarlo sul letto con tutta la forza: presi in pieno lo specchio mandandolo in mille pezzi! I vetri schizzarono via impazziti, tagliandomi la mano e il braccio: il dolore mi diede un attimo di lucidità e urlai con tutto il fiato che avevo!
Ero in piedi, in camera da letto, davanti al mio specchio, rotto, il sangue, caldo e vischioso mi colava dalle dita, la porta si spalancò: una ragazza dai capelli scuri entrò di corsa, un grido, la guardai... era Linda? Sul mobile accanto, la cornice digitale, schizzata di sangue, mandava in loop le foto della gita di due settimane prima: già Linda aveva i capelli scuri e corti, come avevo fatto a dimenticarlo? Ero in stato di shock e le immagini si susseguirono mute: un pastore tedesco che mi guardava dalla soglia, la folle corsa in ospedale, le domande di routine del medico di turno, i punti di sutura e Linda che mi aspettava all'uscita. "Andiamo a casa!" disse "Oggi non parto!".
Era l'alba di sabato, il sabato giusto...
"Ne abbiamo trovato un altro!" aveva detto, e si stava avvicinando ...pericolo...ero in pericolo? Ero vulnerabile e questo mi bastava!
Urlare? Impossibile! In realtà neanche pensare. L'unica cosa che feci fu sollevare il braccio e ri-scaraventarlo sul letto con tutta la forza: presi in pieno lo specchio mandandolo in mille pezzi! I vetri schizzarono via impazziti, tagliandomi la mano e il braccio: il dolore mi diede un attimo di lucidità e urlai con tutto il fiato che avevo!
Ero in piedi, in camera da letto, davanti al mio specchio, rotto, il sangue, caldo e vischioso mi colava dalle dita, la porta si spalancò: una ragazza dai capelli scuri entrò di corsa, un grido, la guardai... era Linda? Sul mobile accanto, la cornice digitale, schizzata di sangue, mandava in loop le foto della gita di due settimane prima: già Linda aveva i capelli scuri e corti, come avevo fatto a dimenticarlo? Ero in stato di shock e le immagini si susseguirono mute: un pastore tedesco che mi guardava dalla soglia, la folle corsa in ospedale, le domande di routine del medico di turno, i punti di sutura e Linda che mi aspettava all'uscita. "Andiamo a casa!" disse "Oggi non parto!".
Era l'alba di sabato, il sabato giusto...