Blognovel: istruzioni per l'uso!

Benvenuti lettori!
A voi, che siete giunti in queste pagine, è dedicato questo piccolo trafiletto...che ci siate arrivati perché indirizzati o per caso, perché obbligati, perché siete inciampati nella Rete e ci siete finiti di faccia o peggio...perché la cosa vi ha incuriositi...beh...l'importante è che ora ci siete!
Seguite i numeri di ogni post nell'Archivio blog come fossero piccoli capitoli e sprofondate nel nostro mondo!

Quattro autori (dai ritmi bradiposi) un giorno han deciso di "divertirsi" spiattellando sul web le loro surreali idee e creando questo luogo: una blognovel, ma anche un cadavere eccellente!
Le regole che guidano la mano degli autori sono semplici:
1) un autore non può scrivere due post di seguito (quindi devono essere sempre alternati), in questo modo non c'è monopolio ma neanche dei turni fissi (si scrive quando si può);
2) non c'è uno stile o genere: il romanzo può andare dal fantasy al realistico, dal poliziesco all'horror, dalla commedia a quello che si vuole;
3) numerare i post: in questo modo la lettura è facilitata;
4) non esagerare con la lunghezza;
5) possibilmente cercare di non pilotare la trama e lasciare qualche porta aperta per chi scriverà dopo;
6) utilizzare i post per la storia ed i commenti per le opinioni.

Buona lettura,
Belfolk
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lunedì 11 agosto 2008

13

La stanza continuava a girare: era entrato qualcuno, ma non riuscivo a capire chi fosse, la nausea stava aumentando sempre più e avrei vomitato da lì a poco!
"Ne abbiamo trovato un altro!" aveva detto, e si stava avvicinando ...pericolo...ero in pericolo? Ero vulnerabile e questo mi bastava!
Urlare? Impossibile! In realtà neanche pensare. L'unica cosa che feci fu sollevare il braccio e ri-scaraventarlo sul letto con tutta la forza: presi in pieno lo specchio mandandolo in mille pezzi! I vetri schizzarono via impazziti, tagliandomi la mano e il braccio: il dolore mi diede un attimo di lucidità e urlai con tutto il fiato che avevo!

Ero in piedi, in camera da letto, davanti al mio specchio, rotto, il sangue, caldo e vischioso mi colava dalle dita, la porta si spalancò: una ragazza dai capelli scuri entrò di corsa, un grido, la guardai... era Linda? Sul mobile accanto, la cornice digitale, schizzata di sangue, mandava in loop le foto della gita di due settimane prima: già Linda aveva i capelli scuri e corti, come avevo fatto a dimenticarlo? Ero in stato di shock e le immagini si susseguirono mute: un pastore tedesco che mi guardava dalla soglia, la folle corsa in ospedale, le domande di routine del medico di turno, i punti di sutura e Linda che mi aspettava all'uscita. "Andiamo a casa!" disse "Oggi non parto!".
Era l'alba di sabato, il sabato giusto...

giovedì 6 marzo 2008

4

Una parte di me stava annegando in quegli occhi, tanto da non capire esattamente neanche la forma di ciò che avevo davanti, ma un'altra stava urlando. Dal profondo della mia anima un urlo si stava levando: una voce dapprima incomprensibile, poi sempre più chiara. La porta che prima si era spalancata, adesso era chiusa, l'acqua, scomparsa, era lì: razionalmente sapevo di stare sognando, ma quell'urlo mi diceva che qualunque cosa mi fosse successa, sarebbe stata tragicamente reale...e ciò che avevo davanti non aveva buone intenzioni! Improvvisamente si alzò un leggero vento, le gocce d'acqua cominciarono a turbinare e la luce divenne ancora più intensa, quasi un incendio, quasi il sole avesse sfondato le persiane; sentii distintamente il "crack" dei miei nervi che cedevano ed una forza che m'invadeva (disperazione?). Goffamente nuotai nell'aria per mettermi dritto: giusto in tempo per vedere lo scintillio delle sue zanne vicino al mio viso... e sentire qualcuno che mi afferrava dalle spalle e mi tirava via!

Mi svegliai nel mio letto, come se qualcuno mi ci avesse scaraventato, mi alzai in stato semicomatoso, mi trascinai in bagno e da lì in cucina: sulla tavola era pronta la colazione. La mia coinquilina (bel corpo, capelli biondo rame, occhi verdi: tipetta carina, parecchio strana, ma molto carina!) mi mise davanti una tazza di caffè e sparì in corridoio.
In compenso, il suo cane (un meticcio esagitato all'ennesima potenza da me soprannominato "pulce"), mi diede un caloroso buongiorno. Avete presente la legge di Murphy che recita "una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato"? Beh, con Pulce in giro, la fetta non tocca neanche terra...tanto da far dubitare della sua reale esistenza!
Studiai per un attimo la tazzina e subito dopo ne ingurgitai il contenuto; mi girai verso il corridoio e urlai: "Se vuoi al lavoro ti accompagno io!". Due grandi occhi verdi mi fissarono stupiti: "Vedi che io non lavoro di domenica!" e, mostrandomi il guinzaglio, "Andiamo a farci un giretto e per pranzo sono a casa!". Si avvicinò, mi diede un buffetto affettuoso sulla guancia e mi disse: "Sveglia, sù!", per poi uscire assieme al cane.
Ero paralizzato: "Domenica?" pensai, "Non può essere domenica!"...

lunedì 3 marzo 2008

1 "Inizio"

Mattina.
Era mattina, ma non avevo la più pallida idea di che ore fossero: gli occhi mi si erano spalancati all'improvviso, la luce filtrava dalle persiane e si stagliava sul soffitto disegnando strane figure.
Era mattina e sentivo chiaramente delle voci provenire dalla stanza vicino: non doveva essere tanto presto.
Era mattina e alla fine decisi di girarmi a guardare la sveglia, ma... piccolo problema: non c'era, o meglio, lì dove avrebbe dovuto esserci il comodino c'era una distesa d'acqua! La stanza era completamente allagata con tanto di pesci che allegramente nuotavano sotto il letto. Mi rigirai a guardare il soffitto e chiusi gli occhi.
Li riaprii, stessa scena: il soffitto illuminato, le voci dalla stanza vicino, il comodino al suo posto, l'orologio, ...ero sveglio..., ma perché allora le pareti sembravano tanto strane... Richiusi gli occhi!
Aprii per l'ennesima volta gli occhi, ma rimasi immobile a fissare il soffitto per un tempo indefinito, paralizzato e forse un po' spaventato, poi mi decisi: con uno scatto guardai a terra (tutto a posto), alzai lo sguardo (tutto normale), mi diedi un pizzicotto (nei film funziona)!
Steso nel letto a pensare, fui richiamato alla realtà dalla porta che si spalancava: una delle voci della stanza vicino, ridacchiando, si materializzò in una figura familiare...